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5 ottobre 2014

I'm sorry

Safeport, Almost home, cabina, 2516

C'è stato un attimo in cui ha pensato che quella sera fosse il caso di non rendersi rintracciabile nemmeno per Schmidt una volta uscita dalla cambusa.

 Era assolutamente convinta di volerlo lasciare li, insieme ad Yngvild, e di fatto solo per buonsenso non l'ha mandato a farsi fottere insieme alla donna prima di uscire.
Alla fine s'è rinchiusa nella sua stanza, ormai vuota, dato che Sundance passa la maggior parte delle sue serata al Cyber dog. Ha abbandonato come di consueto il cinturone di fianco al letto, s'è sfilata i jeans e s'è buttata a letto, convinta che la bottiglia di whiskey e una buona dose di nicotina bastasse per farle passare la nottata in tranquillità.
S'è ritrovata a guardare il soffitto buio mentre la testa ritornava costantemente alla discussione avuta pochi minuti prima, che le ha suscitato una rabbia del tutto simile a quella avuta in un Saloon di Roanoke in cui, anche li, si è ritrovata a dover discutere con il crucco. Butta giù altro alcol mentre prova a dormire, ancora convinta di volersi lasciare quella serata alle spalle, il cortex pad che viene abbandonato sul comodino. 

Passano i minuti.. sembrano ore .. ed il sonno non arriva; la sua coscienza è troppo impegnata a farla rendere conto di come in tutta quella rabbia che prova ci sia qualcuno che di fatto non se la sia meritata ma che costantemente ne paga le conseguenze... impreca più volte, un po' in Inglese un po' in Korolevita, mentre abbandona la bottiglia a terra per poter cercare a tentoni il cortex e andare a scrivere un messaggio conciso che lei cancella e ricomincia da capo più volte.

" t'aspetto nella mia cabina"

Si rende conto di essere sulle spine mentre attende una risposta, consapevole che di fatto più volte si sia trovata a sputare veleno su Klaus senza volerlo, leggendogli fin troppo spesso negli occhi di averlo ferito senza tuttavia mai scusarsi.. Beve ancora un po' mentre l'attesa la logora e il timore di stare sgretolando tutto si insinua nel suo animo..

Non è mai arrivata una risposta a quel messaggio.. non sul cortex almeno, ma alla fine qualcuno alla sua porta ha bussato.

Ha aperto con una certa urgenza, ritrovandosi di fronte la figura del Solo che la guarda, che le chiede quanto ha bevuto mentre le osserva gli occhi, fin troppo lucidi perchè la causa sia unicamente l'alcol.
L'ha fatto entrare, chiudendo la porta alle sue spalle prima di avvicinarsi quasi timidamente a lui, con cosi tante cose da dirgli da non riuscire ad iniziare da nessuna.

" I'm Sorry.."


Anche lei non può che essersi stupita di come quelle parole escano molto simili ad un singhiozzo che stupiscono lei nello stesso modo in cui colgono impreparato lui. 
Nessuno dei due è avvezzo a grandi discorsi ma non sempre sono necessarie le parole per urlarsi contro tutto quello che è necessario dire e riversarsi addosso pensieri che a parole probabilmente non sarebbero mai venuti fuori. 

...

E' una scia di vestiti quella che rimane dietro di loro, neanche quelli sono necessari per sanare le ferite dell'animo.