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1 settembre 2014

Nightmare

Safeport, Lair der Hydra, 2516.

Helene si sveglia di soprassalto nella stanza che ha affittato al Lair, negli occhi il terrore di chi ha rischiato di affogare dentro un incubo con la consapevolezza di non riuscire più ad uscirne. I movimenti bruschi con cui si è tirata a sedere hanno fatto muore di riflesso Klaus che riposa al suo fianco e che, apparentemente, non sembra essersi svegliato.  Le mani corrono al petto, stringono la camicia del crucco che si è buttata addosso prima di coricarsi, ricercando il cuore, che non sembra avere intenzione di rallentare i suoi battiti, con la disperazione di chi non ha altro a cui aggrapparsi.  Fatica a riemergere dall'incubo che si è insinuato nel suo sonno e l'ha trasformato nel peggior confronto con tutto quello che ha cercato di relegare in un angolo della sua testa.  Vede la sua morte, vede la morte di Jeremy, quella dei suoi compagni e poi vede Klaus e Del massacrati dalla disperazione che lei stessa proverebbe se al suo posto ci fossero loro. Tutti si ripete, frenetico, in un vortice che l'ha portata all'orlo della follia prima di essere riuscita, con l'ultimo briciolo di senno, ad aprire gli occhi. Sfiora il braccio del biondo mentre si muove con la grazia di chi non ha ancora smaltito l'alcol e  fa scivolare i piedi giù dal letto ricercando un minimo di sollievo dal pavimento freddo della stanza, la mano che corre alla bottiglia di vodka, finita per buona parte, bevuta da entrambi per ributtare indietro parole e timori che, per orgoglio, non dovevano uscire. Butta giù un sorso dopo l'altro lasciando che l'alcol bruci anche l'ultimo rimasuglio dell'incubo e le dia la possibilità di respirare di nuovo. Nemmeno si rende conto di aver svuotato la bottiglia, che con irruenza viene abbandonata ai piedi del letto mentre lei ritorna a scavarsi una nicchia addosso a Schmidt ricercando con le dita i capelli biondi del crucco coma la disperazione di chi è consapevole di doversi imprimere quella sensazione nella memoria per avere qualcosa a cui aggrapparsi. Sa perfettamente di averlo svegliato, sente i muscoli dell'altro irrigidirsi prima di chiuderla in un abbraccio e permetterle di nascondere il viso nell'incavo del suo collo, mentre le dita sfiorano le cicatrici che ha imparato a conoscere e i denti gli si chiudono addosso senza fargli male ma  con l'urgenza di chi, se vuole affogare, vuole farlo a modo suo.
Continua a mormorargli che tornerà indietro in un modo o nell'altro ma in realtà è evidente che lo faccia per auto-convincersi piuttosto che per convincere lui. Rimane cosi, immobile contro la pelle del crucco, come se bastasse quella ad allontanare gli incubi che costantemente la tormentano-; alla fine, la vodka si dimostra l'alleata che sperava e torna a farla scivolare in un sonno profondo e buio concedendole un attimo di pace prima che, insieme all'alba, anche i postumi si presentino implacabili.