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2 novembre 2014

They have failed

Horyzon, cella,2516

Ha odiato profondamente il momento in cui, terminato l'interrogatorio, le sono state messe le manette. Il contatto del metallo freddo con i suoi polsi ha avuto al capacità di sgretolare la maschera di tranquillità che si era cucita addosso fino a quel momento, lasciando che il fastidio affiorasse fino a raggiungerle il volto insieme alla rabbia e all'odio covato per l'Alleanza. Non ha detto una parola per tutto il tragitto che l'ha portata fino alla cella, ha guardato davanti a sé in silenzio riflettendo sulle domande a cui ha dovuto dare una risposta il più possibile convincente nonostante si trattassero quasi tutte di menzogne..

 Non ha detto niente nemmeno nel momento in cui l'hanno fatta uscire, con l'obbligo di rimanere sul pianeta fino allo scadere delle 48 ore di fermo, si è limitata a lanciare un'occhiata alla guardia che le ha aperto la cella prima di lasciarsi alle spalle quel posto di merda senza pensarci due volte.

Le ore che ha dovuto passare in cella non terminavano mai, lei ha passato tutto il suo tempo stesa a guardare il soffitto e spesso e volentieri ha cercato con la mano le piastrine, che è talmente abituata ad avere addosso da non rendersi conto immediatamente di averle lasciate a Klaus prima di partire.

"preferisco che rimangano a te. Torno presto" 

Questo ha scritto su un foglietto improvvisato lasciato nella stanza di Klaus. Non ha avuto nemmeno il coraggio di lasciargliele in mano, di guardare in faccia il crucco per promettergli che la sua assenza sarebbe stata breve. Gli ha lasciato solo quel pezzo di carta  prima di partire alla volta di Horyzon.

Non l'ha salutato volutamente, non appena le è stato dato il via libera per partire Helene è partita. Si è rinchiusa in plancia insieme a Craig senza dire una parola, senza guardarsi alle spalle,  forse per paura di trovarsi gli occhi del compagno addosso. Ha preferito chiudere tutte le parole che non ha mai avuto il coraggio di dirgli in quel gesto, in quelle piastrine di cui una in particolare vale più di ogni altra cosa per lei. E' come se gli avesse dato un pezzo di cuore lasciandogli sul cuscino quella catenella; chiudendo il quel gesto silenzioso la promessa che, prima o poi, sarebbe tornata da lui.. Perchè lei la certezza di tornare non l'aveva quando è partita. Probabilmente dovrà dargli delle spiegazioni, pensa anche a quello Helene mentre è in quella cella.. è quello il pensiero che occupa più tempo, che le logora lentamente l'animo mentre pensieri bastardi le dipingono in testa scenari sempre più drammatici, insinuandole sottopelle quel veleno infimo che è la paura.
.  S'è ripromessa di essere collaborativa con gli Alleati,  di non sputargli in faccia l'odio che prova per loro e che scalpita per uscire ogni volta che se ne trova uno davanti. Lo ha fatto unicamente per non dare loro una scusa qualsiasi per trattenerla più del dovuto.. cosi da poter tornare, senza essere costretta ad infrangere l'ennesima promessa fatta.

Il cuore era in pace mentre viaggiavano per raggiungere Horyzon, loro hanno fallito in quella missione.. le loro mani, in fondo, non sono sporche del sangue di tutti quei corer... Molto in fondo.

Loro hanno fallito...  Helene non sa se rammaricarsi della cosa o rallegrarsi.




5 ottobre 2014

I'm sorry

Safeport, Almost home, cabina, 2516

C'è stato un attimo in cui ha pensato che quella sera fosse il caso di non rendersi rintracciabile nemmeno per Schmidt una volta uscita dalla cambusa.

 Era assolutamente convinta di volerlo lasciare li, insieme ad Yngvild, e di fatto solo per buonsenso non l'ha mandato a farsi fottere insieme alla donna prima di uscire.
Alla fine s'è rinchiusa nella sua stanza, ormai vuota, dato che Sundance passa la maggior parte delle sue serata al Cyber dog. Ha abbandonato come di consueto il cinturone di fianco al letto, s'è sfilata i jeans e s'è buttata a letto, convinta che la bottiglia di whiskey e una buona dose di nicotina bastasse per farle passare la nottata in tranquillità.
S'è ritrovata a guardare il soffitto buio mentre la testa ritornava costantemente alla discussione avuta pochi minuti prima, che le ha suscitato una rabbia del tutto simile a quella avuta in un Saloon di Roanoke in cui, anche li, si è ritrovata a dover discutere con il crucco. Butta giù altro alcol mentre prova a dormire, ancora convinta di volersi lasciare quella serata alle spalle, il cortex pad che viene abbandonato sul comodino. 

Passano i minuti.. sembrano ore .. ed il sonno non arriva; la sua coscienza è troppo impegnata a farla rendere conto di come in tutta quella rabbia che prova ci sia qualcuno che di fatto non se la sia meritata ma che costantemente ne paga le conseguenze... impreca più volte, un po' in Inglese un po' in Korolevita, mentre abbandona la bottiglia a terra per poter cercare a tentoni il cortex e andare a scrivere un messaggio conciso che lei cancella e ricomincia da capo più volte.

" t'aspetto nella mia cabina"

Si rende conto di essere sulle spine mentre attende una risposta, consapevole che di fatto più volte si sia trovata a sputare veleno su Klaus senza volerlo, leggendogli fin troppo spesso negli occhi di averlo ferito senza tuttavia mai scusarsi.. Beve ancora un po' mentre l'attesa la logora e il timore di stare sgretolando tutto si insinua nel suo animo..

Non è mai arrivata una risposta a quel messaggio.. non sul cortex almeno, ma alla fine qualcuno alla sua porta ha bussato.

Ha aperto con una certa urgenza, ritrovandosi di fronte la figura del Solo che la guarda, che le chiede quanto ha bevuto mentre le osserva gli occhi, fin troppo lucidi perchè la causa sia unicamente l'alcol.
L'ha fatto entrare, chiudendo la porta alle sue spalle prima di avvicinarsi quasi timidamente a lui, con cosi tante cose da dirgli da non riuscire ad iniziare da nessuna.

" I'm Sorry.."


Anche lei non può che essersi stupita di come quelle parole escano molto simili ad un singhiozzo che stupiscono lei nello stesso modo in cui colgono impreparato lui. 
Nessuno dei due è avvezzo a grandi discorsi ma non sempre sono necessarie le parole per urlarsi contro tutto quello che è necessario dire e riversarsi addosso pensieri che a parole probabilmente non sarebbero mai venuti fuori. 

...

E' una scia di vestiti quella che rimane dietro di loro, neanche quelli sono necessari per sanare le ferite dell'animo.

2 agosto 2014

Me ne vado

Safeport, Almost Home, 2516
-Me ne vado

Sono bastate tre parole per farmi crollare tutto addosso. Phil se ne va e non sa se torna e tutto a causa di quei culiblu bastardi e di tutto quello che gli hanno fatto. 
Mi ha dato un taccuino, c'è scritto tutto quello che sa in merito agli esplosivi e il peso che mi sento addosso si è ripresentato ancora più pesante, ancora più opprimente. 

Ho il terrore della sua partenza, di quello che può accadere mentre non c'è.. ho il terrore di crollare di nuovo, di cedere al desiderio di un tiro di Bloom o un po' di Blast, di ripiombare in quel circolo vizioso e non uscirne questa volta... Perché se ci cado ancora sono perfettamente consapevole di non uscirne più. Philip con il tempo si è caricato addosso il compito di essere la mia coscienza, di non farmi crollare ancora una volta.. e c'è sempre riuscito in un modo o nell'altro mantenendo fede a quello che mi ha detto. 
Ci siamo fatti una promessa, e io non sono stata in grado di mantenerla. Non me lo perdonerò mai. 

Continuo a rigirarmi in mano quel taccuino, leggo le prime pagine in cui è scritto un inno all'indipendenza che costantemente mi ricorda il motivo per cui tutti noi combattiamo ancora, il motivo per cui non ci siamo arresi di fronte alle vittorie Alleate. 

Oh the winds, the winds are blowing
Thru the graves the winds are blowing
Freedom soon will come!
Then we'll come from the shadow

Parole che mi si sono impresse in testa come se fossero state marchiate a fuoco, parole che ogni giorno continuo a leggere e a cui ho deciso di aggrapparmi finché Philip non torna.. Perché Philip tornerà... Deve tornare.